Discorso-inaugurale - A CASA DI MAMMi

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DISCORSO INAUGURALE
Antonella Zammuto
Non posso parlare di questa casa rinnovata e resa così bella, restituita agli antichi splendori, senza fare memoria di chi ce l’ha regalata in eredità e senza parlare di noi, Pino, Antonella, Anna Rita, Mauro e degli altri componenti della nostra famiglia.

Grazie ai nonni Antonia e Giuseppe il patriarca, che come Abramo portò la sua famiglia da Aragona, in questa terra promessa che è la Valle dei Templi.

Acquistò questa proprietà con il determinante assenso della moglie che affaciatasi da uno dei superiori balconi, esclamò: “sarà questa la mia America!!!”, in un periodo storico in cui si emigrava per l’America e il Nord Europa, in cerca di una vita migliore.

Qui si trasferirono i coniugi Zammuto con i loro nove figli e il ricordo del figlioletto Vittorio, morto a sei anni, nel 1946 quando le macerie della guerra fumavano ancora.

Qui impiantarono l’azienda agricola “Bonamorone” e coltivarono ogni ben di Dio conferendo alla valle l’aspetto lussureggiante che si apprezza ancora oggi.

 

Grazie nonna Antonia, grazie nonno Giuseppe.
Grazie a nostro padre Angelo che unico dei nove figli coltivò con amore e dedizione questa campagna arricchendola di piantumazioni e innesti di ogni genere; ogni albero parla di lui! (…per noi che ci viviamo, ogni albero ci parla di nostro padre); custodì questa casa con l’amore e la dedizione di chi vi ha speso una vita di sacrifici, abitandovi con la moglie fino alla fine dei loro giorni.
           
                                   
Grazie a nostra madre Rosetta che con il marito Angelo condivise l’amore per questa casa e per questa campagna spendendosi con ogni fatica per aiutare il marito e garantire sostentamento alla famiglia.
La voglio ricordare con tre proverbi che era solita ripetere per esortarci a essere operosi come lei e suo marito.
Ci ha fregati con questi proverbi!

Chi si ferma è perduto – Chi dorme non piglia pesci – Il calduccio delle lenzuola non fa bollir la pentola.

E con questi proverbi cara Mammì ci hai trasformato in macchine da lavoro giacchè per noi il lavoro e la fatica sono prioritari a ogni svago e divertimento.

Ti voglio ricordare ancora per un’altra frase: un putiti falliri!

Grazie! A te dedichiamo la denominazione di questo alloggio.



Grazie amato fratello Pino, portatore del nome del patriarca Giuseppe. Nomen omen, un nome un destino, chioserei col dire un nome, una garanzia!
Sei il custode di quella eredità che ci lasciarono nostro nonno e nostro padre: l’amore per la terra, per quel mestiere che costa tanto sacrificio che tu fai con zelo e dedizione per regalarci di godere di questa splendida vista, non solo a noi ma a chiunque passi dalla via Panoramica dei Templi.

Il Direttore dell’Ente Parco Archeologico, Dr. Sciarratta ti ha riconosciuto questi meriti e si è compiaciuto quando, invitandolo a essere presente a questo evento, gli ho chiesto di poter fare pubblica menzione di questo riconoscimento a te dovuto. Nell’occasione disse: “sono contento perché se non ci fossero i privati la Valle non sarebbe cosi bella!”

Grazie Mauro che con generosità e fatica hai reso bella questa casa e questi giardini, senza fermarti mai, ideando, progettando e realizzando con le tue abili mani migliorie che hanno completato il mirabile lavoro delle maestranze. Ti sei lasciato anche tu contaminare dai proverbi di nostra madre!

Anna Rita sorellina intrepida che ti guadagni ogni giorno plauso e merito nel fare promozione turistica per la nostra splendida città tramite le case che cedi in locazione ai turisti che ti danno ogni giorno tributo di riconoscenza attraverso encomiabili recensioni che tanto lustro e orgoglio conferiscono alla Città di Agrigento e al suo territorio.

Lei non si loda mai, ma parlando oggi di Casa di Mammì e della sua vocazione turistica, merita questa menzione pubblicamente.

Questa casa sarà ulteriore location per farti dire ancora di più “brava” e per fare recensire Agrigento per quello che effettivamente merita: “la più bella Città dei mortali (Pindaro)”.



Ai nostri figli Angelo, Simona, Claudia, Pietro, Serena, Marco e Martina: prendete il testimone di questa proprietà, amatela e custoditela come fecero i nonni e ricordatevi quello che diceva di noi la nonna: “un putiti fallliri

Un ricordo va alla famiglia Portulano che fece costruire questa bella casa circondata da quindici ettari di amena campagna che Pirandello, nel romanzo storico “I vecchi e i giovani” definì “la splendida Colimbetra” dimora di Don Ippolito Laurentano.
                                                                                            
              

I Portulano allora, facoltosi magnati dello zolfo e ricchi possidenti, imparentati con aristocrazia di antico lignaggio, poterono disporre di cospicue somme per realizzare questa casa tanto bella che ancor oggi ne apprezziamo la magnificenza
Chiudo dando lettura del messaggio augurale formulato e inviatoci da Don Mario Portulano, pronipote di Calogero Portolano, fondatore di questa storica dimora e suocero di Luigi Pirandello.        
Proprietari del sito Antonella e Anna Rita Zammuto
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